Nanni Galli

Articolo pubblicato il 01-11-2019

Nanni Galli

Giovanni Giuseppe Gilberto «Nanni» Galli (Bologna, 2 ottobre 1940 Prato, 12 ottobre 2019)

Gianni Cancellieri ci invia un ricordo del pilota da poco scomparso.

 

La foto di Aldo Zana ritrae Nanni Galli (su March) alle prove del Gran Premio d’Italia del 4 settembre 1971

Una lunga malattia ha fermato il suo cuore pochi giorni dopo che aveva compiuto 79 anni, spegnendo quel sorriso gentile cui faceva riscontro il coraggio di un cavaliere del rischio e lo stile che lo distingueva anche nell’impegno agonistico più strenuo.

                  Giovanni [Giuseppe Gilberto] Galli incominciò a correre, come tanti, all’insaputa dei genitori, industriali tessili toscani, adottando lo pseudonimo «Nanni», che poi gli rimase incollato per sempre e senza virgolette. Dopo la primissima attività con i kart, debuttò nel Circuito del Garda del 1962 classificandosi decimo con una Fiat-Abarth 700.

Anche nel 1963 disputò una sola gara, la Targa Florio, dividendo la guida di un’Alfa Romeo Giulietta Sprint Zagato con Girolamo Capra e ritirandosi.

                  Si mise in luce nel 1964 vincendo alla Coppa della Consuma e alla Bologna-Raticosa la classe 500 della categoria Turismo, al volante di una Steyr Puch presa a nolo. L’anno seguente, con i colori della Scuderia Santo Stefano di Prato, poté disporre di una Morris Cooper S e, imponendosi in nove gare su dieci, si aggiudicò il titolo italiano della classe 1150 Turismo.

                  Le qualità dimostrate gli valsero nel 1966 un posto nell’Autodelta, la filiazione sportiva dell’Alfa Romeo, e con la Giulia GTA colse un terzo posto nel Circuito del Mugello (con Ignazio Giunti) e un secondo nella gara dell’Europeo Turismo di Zandvoort. Il campionato continentale vide per tre anni consecutivi (1966-1967-1968) il dominio della formidabile GTA, di cui Nanni fu tra i più applauditi «interpreti», ottenendo diversi piazzamenti e una vittoria all’Aspern (1967).

                  Frattanto l’Alfa Romeo aveva fatto scendere in pista la nuova T33, con cui Nanni firmò due vittorie nel 1968, a Vallelunga e (con Bianchi e Vaccarella) al Mugello. Anno di risultati meno brillanti il 1969 (un quinto posto nella 4 ore di Monza su Fiat Abarth 1000 TC, con Tucci) mentre il 1970 lo vide quarto a Budapest e al Tourist Trophy con l’Alfa 2000 GTAm e secondo a Imola sulla T33/3 (con De Adamich). In quello stesso anno disputò il GP del Mugello con una Lola T210-Cosworth facendo registrare il primato sul giro, destinato a rimanere imbattuto.

                  Il 1970, inoltre, vide l’inizio della sua non fortunata carriera in Formula 1. In quattro stagioni non ebbe mai a disposizione monoposto competitive, pur passando dalla McLaren-Alfa Romeo alla March (con motori Cosworth e Alfa Romeo), alla Tecno, alla Williams e occasionalmente alla stessa Ferrari, in sostituzione dell’infortunato Regazzoni nel GP di Francia del 1972. Assommò 17 partecipazioni ottenendo come migliore risultato il nono posto nel GP del Brasile del 1973 su Williams-Cosworth.

   

Nanni Galli su Tecno PA123/4 al Gran Premio d’Italia del  10 settembre 1972. (Foto Aldo Zana).

              Alla F1 continuò ad alternare con l’Alfa Romeo gare del campionato del mondo Marche, arrivando, alla guida della T33/3 in coppia con Stommelen, terzo a Buenos Aires, secondo a Sebring e terzo a Zeltweg (1971); secondo nella Targa Florio (1972, con Marko). In quell’anno fu anche terzo nel GP della Repubblica a Vallelunga con la Tecno F1 che aveva condotto al debutto nel GP del Belgio, mentre con una Abarth-Osella 2000 SP arrivò secondo nella 2 Ore del Jarama.

                  Anno di risultati modesti il 1973, che convinse Nanni ad abbandonare l’automobilismo sportivo e a occuparsi dell’azienda tessile di famiglia. La sua ultima partecipazione fu alla 1000 Km di Imola, il 2 giugno 1974, su Abarth-Osella PA2 (con Rosselli), finita con un ritiro.

                  Tuttavia non si allontanò del tutto dall’amato mondo delle corse anche nel suo nuovo ruolo di imprenditore. Divenuto uno dei distributori italiani del marchio Fruit of the Loom, convinse l’azienda statunitense a patrocinare la Williams nel 1979. Successivamente, entrato in contatto con i fratelli Benetton, li persuase a entrare in Formula 1 dapprima come sponsor della Toleman, che poi acquistarono, fondando con il loro nome un team destinato a cogliere per due anni consecutivi (1994-1995) il massimo titolo con l’astro nascente Michael Schumacher.